Teatro comico, sabato 22 novembre 2008 alle ore 21.00 al Teatro Verdi di Poggibonsi (Siena), che apre la rassegna
“Guitti & Pagliacci” con lo spassoso e divertente spettacolo
“Il mago c’è ma non si vede” di e con Tino Fimiani.
Una vera faccia di gomma. Mimo, mago illusionista manipolatore d’eccezione (usa naso, bocca e orecchie per uno straordinario gioco del c’è e non c’è della sigaretta, che è da manuale). Nel suo spettacolo gli eventi superano il mago e rovesciano la situazione.
L’appuntamento inaugura anche
“Sipario Aperto”, la stagione invernale del Teatro Verdi che giunge nel 2008/2009 al suo undicesimo anno di vita e vede riconfermata la formula dei due contenitori: “Guitti & Pagliacci” con tre spettacoli di teatro comico e “Altro Teatro” con tre proposte di teatro non convenzionale.
Ingresso: intero euro 10. Ridotto euro 8 per soci Arci, minori di 18 anni e sopra i 65.
Informazioni: 0577/981298,
teatroverdi@valdelsa.net ,
www.timbreteatroverdi.it
A cura dell’Associazione Timbre e dell’Amministrazione comunale di Poggibonsi con il contributo di Regione Toscana e Amministrazione provinciale di Siena (circuito Sipario Aperto).
Sul palcoscenico troviamo una valigia, un microfono e un mago. No. Un mago, un microfono, una valigia. Un microfono, un mago, una valigia. Soprattutto una valigia. Probabilmente un mago. Un mago che invade il palcoscenico, sciorina gag demenziali e mutandoni di lana, dimostra che un rotolo di carta igienica, se mangiato con sapienza, può trasformarsi in un lunghissimo festone colorato.
Tino Fimiani, clown stralunato, illusionista illuso e ingenuo ventriloquo, dopo la lunga esperienza nel duo Lucch&ttino , intraprende la via dell'attore solista con uno spettacolo dove miscela sapientemente giocoleria, equilibrismo, magia, pickpocket e una comicità allo stesso tempo semplice e raffinata, colta e popolare, adatta a qualsiasi tipo di pubblico e di situazione.
Prossima data, sabato 29 novembre (ore 21.00) con Domenico Lannutti che porta sul palcoscenico di Via del Commercio “Quando non c’è più scampo ci mangiamo la seppia”.